
Vangelo di Giuda, megadiscoteche, sesso estremo, massoneria.. Ascolta un estratto della presentazione alla Biblioteca Nazionale di Napoli (15/04/2009)

Vangelo di Giuda, megadiscoteche, sesso estremo, massoneria.. Ascolta un estratto della presentazione alla Biblioteca Nazionale di Napoli (15/04/2009)
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15/04/2009_ Il nostro Sotto-Sottoscrittore recensito/intervistato da Giancarlo Alfano sul Corriere del Mezzogiorno.
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da uno degli oggetti senzienti al soggetto-sotto-sottoscrittore narrante
… Che stanchezza traspare dalla tua voce mentre leggi la seconda parte del Cancelli d’Acciaio specie nell’ultimo dei tre capitoli, mio dio, vuoi davvero uccidere il tuo alter ego – la rossa- gesù, rossa, ma era rossa anche prima? – Regina.
La lettura ad alta voce è molto bella e significativa – nel senso che “dà il senso ” preciso a quello che scrivi – io per mia negligenza, non ho ascoltato la prima parte che quindi ho solo letta, o meglio ruminata in silenzio, questa seconda, per contro, l’ho solo ascoltata – o meglio “sentita”.
Senza volere ho fatto una cosa intelligente, perché c’è un mare di differenza che si coglie separando le due esperienze. Questa seconda tranche, divertente, crudele e svagata nei primi due capitoli, dove ti sei immerso nel mare delle tue storie precedenti per andare a pescare tanti fili sospesi, infilandoci un sacco di musica e atmosfere un po’ retrò, nell’ultimo, trasmette una tristezza terribile, nonostante o forse a causa anche di tutto il sesso estremo, sarà l’età (la mia intendo) ma ci sento già la morte, non quella violenta che evidentemente sta per capitare ad un po’ di convenuti nel Cielo della luna, ma proprio la morte come fine ultimo e logico di tutta questa storia (ed anche un po’ di ciascuno di noi). Scusa, mi hai messo una gran tristezza, come spesso avviene con quello che scrivi tu, perché, altro che schermi, ci lasci a guardarci allo specchio tutti nudi, ed all’età di Moira, di molti dei suoi co-protagonisti passati e presenti ed, ahimé, anche di molti sottoscrittori (sospetto) non è un belveder(si): ah Bartleby! ah humanity!
ciao e grazie, caro sotto-sottoscrittore
L.

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Cari Sottoscrittori,
il secondo fascicolo con i successivi tre capitoli di Dai cancelli d’acciaio vi giungerà a giorni, in lieve ma giustificato ritardo. L’Editore ha messo difatti in cantiere il raccoglitore, dopo aver scelto infine l’Artista cui affidare la copertina. Naturalmente non vi rivelerò l’identità di questo ulteriore soggetto all’opera. Sarà com’è giusto che sia una sorpresa.
È giunto dunque il tempo, dal momento che il vostro Sotto-sottoscrittore è tornato definitivamente dall’eremo lucano dove ha tanto lavorato al romanzo, e dove per sua fortuna è totalmente sconnesso, di dare un po’ di sale a questo blog. Nel contratto ideale che ci lega, a ogni Sottoscrittore è stato affidato il cómpito non già di subire passivamente una sorta di serializzazione, come se bastasse tenervi col fiato sospeso a dare senso all’iniziativa, ma di farsi promotore, distributore e recensore dell’opera nel suo farsi. Dai cancelli d’acciaio si propone, lo sapete, di ripensare completamente il rapporto fra le varie identità, o meglio ancora persone, che consorziandosi dànno vita a un processo artistico. Quanto a me, lo sapete, sto scrivendo il romanzo praticamente in diretta (ho finito ieri il settimo capitolo), e mi piacerebbe sentire non già sospeso il vostro fiato, ma sul collo. Senza la vostra presenza, di soggetti come me all’opera, scrivere è un susseguirsi di giorni sprecati. L’operazione cui tutti stiamo partecipando crea una sorta di soggetto collettivo, se volete una setta d’iniziati, ma preferirei definirla una cellula di guastatori mediali. Ciò che stiamo facendo tutti insieme, difatti, non è niente di meno che mettere in questione le stesse modalità di fruizione e diffusione di un’opera letteraria. Vi pare poco?
Al momento non siamo in tanti, ma spero nel corso di questo anno pieno che ci separa dalla conclusione del nostro esperimento (che dovrebbe avere termine, dee vee come dicono gl’inglesi, nel settembre del 2009) di raggiungere un numero sufficiente di unità interconnesse. L’idea, lo sapete, è quella di creare intorno a un progetto narrativo una sorta di rete neuronale, una specie di cervello autosufficiente in grado di agire anche senza, e al di là, dell’opera. È a questo progetto, per il suo contenuto terapeutico, che ha reagito con entusiasmo l’Editore, che di suo rischia qualcosa in più che giorni sprecati. Siamo tutti ridotti un po’ allo sbando, di questi tempi, ci siamo detti, e connetterci in una specie di collettivo conversevole può solo farci bene. Per me poi, in quanto Sotto-sottoscrittore, ne va addirittura del destino del mio lavoro futuro.
Non vi nascondo, difatti, che ritengo il gruppo di Sottoscrittori che ha deciso di aderire a questa iniziativa politica (perché far saltare il reticolo di micropoteri che si agita, insensato nel sociale in cui viviamo, intorno al mondo della letteratura e dell’editoria è, ovviamente, un gesto politico) non una fetta ideale dei miei lettori, ma il pubblico che mi merito, nella sua interezza. So bene che la diffusione della mia opera si deve in buona sostanza alla macchina che la fa viaggiare, e che un mio libro di versi per una grossa casa editrice vende più copie di un romanzo assai ecumenico (perché sempre la prosa lo è, rispetto alla tenuta stagna della poesia) apparso però per un editore non generalista e dunque meno presente nei megastore. Ma non è il venduto che fa il pubblico, io la vedo così, bensì l’adesione al progetto complessivo. Ho deciso pertanto di identificare i miei lettori con coloro i quali mi seguiranno in questa avventura, e se il loro numero dovesse rimanere esiguo, diciamo uno per ogni milione di parlante italiano, dovrò comunque ringraziare loro, e il meritevole Editore, ma trarne le giuste conseguenze. Questa nostra bella lingua è diventata un carcere.
Con questo invio, allora, vorrei sollecitarvi alla risposta. Dai cancelli d’acciaio, l’avrete notato, è un romanzo alquanto complesso, perché piega insieme superfici di mondo che ci ricoprono tutte come una pellicola. Nel nostro tipo di sociale, lo sapete, è difficile non sentirsi soffocati e comunque appetitosi come una salsiccia. Mi piacerebbe allora che, in qualità di Sottoscrittori del nostro patto, assumeste anche l’ultima identità in progress che vi è stata richiesta, quella dei recensori insomma. Il nostro blog esclusivo sta esattamente qui per questo, per consentire a ciascuno di noi di ragionare su quello che ci sta accadendo in relazione all’opera che abbiamo messo in comune. Le modalità di comunicazione via rete, fortunatamente, ci esimono dalla produzione di saggi particolarmente ragionati. Bastano, a mio parere, anche proposte trancianti, incursioni rapide, considerazioni a fior di tasto, come quelle del Sottoscrittore che ha voluto per primo misurarsi con l’opera, che leggerete sùbito dopo questo invito. Insomma, io vi ho presenti mentre scrivo, e se talvolta ammicco, è perché magari incrocio uno sguardo che credo di riconoscere. Diamo dunque un senso, se vi va, allo stile conversevole che attraversa il romanzo, e chiacchieriamo un po’ fra noi su questo farsi in comune, sia pure a termine, delle nostre identità.
Il vostro Sotto-sottoscrittore
Pubblicato in invito, sotto-sottoscrittore
3 capitoli rutilanti
un po’ per suggestione
un po’ per nessi geografico-biografici,
vanno a incrociare questioni che da tempo si stratificano (”in” me?).
I corsi di Marxismo di Padre Greco alla Facoltà di Teologia in via Petrarca.
il cineforum di padre Casolaro (Polara?) alla Congregazione Mariana.
Cosa farsene di tutta la fantasmagoria sensoriale e sensuale che l’epoca e l’età ci impongono.
I cancelli sembrano rappresentare tutto ciò che è stato trattenuto da ”In memoria di me” di Saverio Costanzo.
Materia di ricordo che immaginavo potesse essere processata solo nel setting analitico.
Non immaginavo coraggio – e infatti non immagino ancora sviluppi, contorsioni, liberazioni – per farne lettera-tura.
Resisto alla tentazione di dare Santa Mira, Saro e ngegè ai loro destinatari “reali”, rileggo per un sacco di motivi emotivi e per scovare e meglio definire la prospettiva in cui si muoverà l’azione.
Ancora un’associazione: Freud nel 1894 usa per la prima volta il termine “libido” in relazione all’astinenza dovuta al decrescere delle forze fisiche e al venir meno della potenza sessuale negli uomini, subito dopo la userà per la condizione femminile in menopausa.
Il romanzo ci riporta una civiltà dove gli anziani (lo spettatore) non fanno esperienza di ciò a cui la giovinezza li ha spinti e dove non si considera occasione il venir meno della bellezza e delle forze.
mi accorgo però che preferisco la suspense, peraltro condizione letterale di padre saverio, alla speculazione
ciao
augusto
La “diretta” dai cancelli d’acciaio è iniziata.
Il primo fascicolo del romanzo di Gabriele Frasca ora circola tra i suoi lettori. Adesso la parola passa a loro. Chi ha sottoscritto il “patto” sa di poter incidere sulla forma che questa diretta andrà assumendo nei prossimi mesi. Commenti, questioni, suggerimenti sono auspicati. I canali sono aperti. Stay tuned!
Per i contatti è disponibile la seguente mail:
viaggi_presentimentali@mediaevo.com
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Prime. Poesie scelte 1977-2007 (Luca Sossella Editore) di Gabriele Frasca è tra i vincitori della cinquataquattresima edizione del Premio Napoli.
Che cosa succede la notte fra il venerdí e il sabato nella megadiscoteca Il Cielo della Luna, sorta in un niente, come un bubbone o un fungo, a Santa Mira? E che cosa ci fa lí, appeso come un quarto di bue in un alveare di schermi rilucenti, il segretario privato del cardinale Bruno? C’entra qualcosa il cosiddetto Protovangelo di Giovanni? O è invece la prospettiva di partecipare da protagonisti ai dvd commercializzati dalla Defective Vows Disc a indurre ogni volta centoquarantasette persone a dissipare i propri soldi, e non solo, nei sotterranei del locale? E perché si contendono una cintura piena di esplosivo i rispettabili professionisti che affollano mascherati le riunioni dei Figli dell’Evento? Per saperne di piú, basterà dare un’occhiata da vicino, il prossimo venerdí, alla misteriosa struttura gestita da Moira Mori. Ma non vi converrà entrare, se non si sa come uscirne. Restate, badando di evitare le ronde dei buttadentro, al di qua della recinzione, a scrutare per quanto è possibile Dai cancelli d’acciaio.
Il romanzo Dai cancelli d’acciaio, che Gabriele Frasca scriverà “in diretta” solo per quanti sottoscriveranno l’opera, potrà essere acquistato ogni quattro mesi a partire da maggio 2008 in cinque volumi o, con la voce dell’autore, in mp3.
Il singolo fascicolo o il file mp3 da scaricare costerà 10,00 euro.
Chi volesse entrambi i formati, potrà acquistarli per 15,00 euro.
L’abbonamento ai cinque volumi o file mp3 costerà 40,00 euro (o 60,00 euro nel caso si acquistino entrambi i formati) e comprenderà il raccoglitore disegnato e illustrato da un artista.
Calendario delle uscite:
maggio 2008
settembre 2008
gennaio 2009
maggio 2009
settembre 2009
Per saperne di più, si può ascoltare questo mp3
Per sottoscrivere, si può compilare questo modulo
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Grazie insomma anche a nome di DonatienAlphonse… riscrivendolo, rifacendolo ci riavvicini a lui, a quella spinetta settecentesca (Adorno)i cui tasti sono collegati ad uno ad uno a ogni nostro nervo scoperto. Sade attraverso Beckett, attraverso Dante, attraverso le posture del corpo di cui ci parla sì bene la premiata ditta Deleuze-Guattari… ognuno sta, crocifisso, in una postura diversa, inchiodato al suo peculiare peccato, principium individuationis, piccolo-sporco segreto, al suo cerchio, girone, malabolgia o cielo gnostico poco importa… in fondo si tratta sempre della stessa cosa, sbarre dei cancelli d’acciaio. Se un sovrappiù di inferno si genera, è allora a mio parere entro il loop vedere-esserevisti: quello del resto che incanta ogni adolescente che filma col telefonino l’angheria, l’atto teppistico, la bravata (non sono una novità: offrivano già materiali al dramma elisabettiano, e adolescenti teppisti ed esagitati si trovano dal Tito andronico al Romeo e Giulietta) per poi vedersi, rivedersi, rivedersi essere visti eccetera.
Per noi – dico per noi sottoscrittori – c’è in più la saporosa tortura di una lingua che con impietosa lentezza persegue, de-scrive questi gruppi umani e queste figure in contorcimento…non sorvola sulla meccanica delle smorfie di nostra specie, ma ce le riconsegna così come si presentano allo sguardo infilzate sulla punta di una forchetta. Ammiro la tua fiducia, Gabriele, nella tua personale allucinazione, ma un poco di questo entusiasmo riverbera anche su di noi, gli altri della compagnia, che in fondo accettiamo di stare per un po’ esattamente là dove si trova in questo momento ancora padre Saverio…
Sì perché insomma, altro che romanzo ecumenico: la tenuta stagna di questa prosa è la medesima della lamina poetica, altro che storie…una scrittura densa, profondamente lavorata ed embricata a tessere strettissime: nella quale il cliché sfigurato, magari, lo straccetto di italiano colloquiale e l’arcaismo curialesco se ne stanno lì gomito a a gomito, senza neanche il coraggio di far sprizzare scintille tra Nietzsche e camice, perché la frase successiva incalza… il domatore da circo costringe ogni cosa a correre.
Comprensibile, quindi, che il sottoscrittore intimidito non sappia dove insinuarsi. Si ha quasi l’impressione che tu ti appelli ad un lettore heroico, magari educato nelle stesse palestre gesuitiche che hanno frequentato i tuoi personaggi…
Questo nonostante il comico, la parodia, le promesse di una fiction religiosa certo di altissimo livello… quest’ultimo peraltro è l’aspetto (con la faccenda correlata del testo misterioso)che mi ha meno convinto, fino ad ora, ma forse è un mio limite: non ho ancora fatto bene i conti infatti con una questione che per te è capitale, quella dello gnosticismo e la sua importanza per una re-interpretazione del cristianesimo e quindi di tutta… la nostra civiltà? Bruscolini, pinzillacchere, come si vede. Ma ora comunque non si può ancora dire, il frammento grida per essere levato dal suo platonico isolamento, il continuum -rizomatico – implora di essere reintegrato. A parte gli scherzi, apprezzo molto questa tua volontà strenua di uscire dal frammentismo – nel quale per esempio Ottonieri, pur con risultati splendidi, mi sembra ancora immerso – di far dilagare in strutture la pseudomappa distopica. Chiudo adesso però questa mia colata parolibera, con la promessa di riaprire ancora il rubinetto. Tu l’as voulu, del resto.
Grazie, come sempre
Fabrizio
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