Inserito da: laurencesterne | 26 Febbraio, 2009

ah Bartleby! ah humanity!

da uno degli oggetti senzienti al soggetto-sotto-sottoscrittore narrante

… Che stanchezza traspare dalla tua voce mentre leggi la seconda parte del Cancelli d’Acciaio specie nell’ultimo dei tre capitoli, mio dio, vuoi davvero uccidere il tuo alter ego – la rossa- gesù, rossa, ma era rossa anche prima? – Regina.

La lettura ad alta voce è molto bella e significativa – nel senso che “dà il senso ” preciso a quello che scrivi – io per mia negligenza, non ho ascoltato la prima parte che quindi ho solo letta, o meglio ruminata in silenzio, questa seconda, per contro, l’ho solo ascoltata – o meglio “sentita”.

Senza volere ho fatto una cosa intelligente, perché c’è un mare di differenza che si coglie separando le due esperienze. Questa seconda tranche, divertente, crudele e svagata  nei primi due capitoli, dove ti sei immerso nel mare delle tue storie precedenti per andare a pescare tanti fili sospesi, infilandoci un sacco di musica e atmosfere un po’ retrò, nell’ultimo, trasmette una tristezza terribile, nonostante o forse a causa anche di tutto il sesso estremo, sarà l’età (la mia intendo) ma ci sento già la morte, non quella violenta che evidentemente sta per capitare ad un po’ di convenuti nel Cielo della luna, ma proprio la morte come fine ultimo e logico di tutta questa storia (ed anche un po’ di ciascuno di noi). Scusa, mi hai messo una gran tristezza, come spesso avviene con quello che scrivi tu, perché, altro che schermi, ci lasci a guardarci allo specchio tutti nudi, ed all’età di Moira, di molti dei suoi co-protagonisti passati e presenti ed, ahimé, anche di molti sottoscrittori (sospetto) non è un belveder(si):  ah Bartleby! ah humanity!

ciao e grazie, caro sotto-sottoscrittore

L.


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